venerdì 30 settembre 2016

Pit stop

Eh già, a Berlino volevo fare il nuovo personale. Perché non abbassarlo di due/tre minuti? Perché non sognare di chiudere in tre ore e dieci minuti? Invece no, nulla di tutto questo. Non solo non mi miglioro, ma addirittura non riesco a stare dentro le 3h15, e nemmeno sotto le 3h20'. 3h20'08" il tempo finale. Disastro totale? No, perché - col senno di poi - dovrei dire che ho corso più di trentasette chilometri, quasi il 90% dell'intera maratona... con un piede rotto!
Eppure io pensavo di aver preso una bella botta alla pancia e alla gamba destra. Certo, la botta c'è stata, ed è stata il risultato finale di una rovinosa caduta, provocata dalla più classica delle storte. Una storta... Quante ne ho prese di storte in cinque anni di corsa, soprattutto in allenamento. Anche in maratona, me ne ricordo una dopo neanche un chilometro, alla mia prima maratona di Torino. Non era successo niente. Questa invece mi ha spaccato il tarso.


Questo è infatti l'esito degli esami fatti qualche giorno fa. A due/tre ore circa dalla fine della maratona, a freddo, ho iniziato ad avvertire un certo dolore al piede sinistro. Tolgo la scarpa e il piede è visibilmente gonfio. Una distorsione, penso, qualcosa che si recupera nel giro di qualche giorno. Però camminare su questo piede è doloroso. E oltre ai dolori tipici della maratona, le gambe che piangono ad ogni scalino e gli addominali sofferenti ad ogni risata, si aggiunge un piede che lancia evidenti segnali di tormento. Camminare è faticoso, ma non impossibile. La sera del lunedì post-maratona diventa evidente anche un brutto ematoma sul lato esterno del piede. Bisogna fare un controllo perché l'aspetto è tutt'altro che confortante.
Gli esami del giorno dopo (esperienza che meriterebbe un post a parte) parlano chiaro: microfrattura al tarso del piede sinistro. Un pezzettino di tessuto osseo si è staccato dal tarso e se ne è andato per i fatti suoi nel piede, con tutto ciò che ne consegue: gonfiore, infiammazione, ematoma, liquidi vari. Qualche giorno di riposo assoluto, gesso, stampelle. Da un lato non è un problema enorme. Perché non è un dolore impossibile, anzi: a riposo non fa assolutamente male. Perché dopo una maratona, per qualche giorno, di correre non se ne parla proprio. Perché con la maratona di Berlino avrei comunque chiuso questo anno di corse.
Dovermi fermare così, questo no, proprio non me lo immaginavo. C'è sempre una prima volta, prima volta col gesso, prima volta con un osso (micro-)fratturato. Fermo ai box, non è prima la volta e non sarà neanche l'ultima.
Bis bald!
Stefano

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